Benvenuti!

Avete voglia di viaggiare con noi dal lontano 1960 ad oggi?

Marina Piperno

Sono romana da infinite generazioni e considero questa citta’ l’ornamento fondamentale della mia vita. Ci sono nata nel 1935 quando il fascismo trionfava in una Italia diventata imperiale. La mia famiglia di antiquari e venditori di stoffe mi fece studiare ma oltre il diploma magistrale non andai. Mi piacevano le lingue straniere e affrontai l’inglese e il russo. Diventai interprete e tradussi Cecov, Gorky e Turgheniev. Il lavoro a tavolino non faceva per me e feci la cronista di strada per il quotidiano della sinistra romana, il Paese, diretto da Tommaso Smith, trovando il pane per la mia vorace curiosità nelle periferie piu’ povere e desolate che crescevano abusivamente nelle campagne circostanti. Feci incursioni nei set di Cinecitta’ intervistando Blasetti e Zampa. Azzardai qualche recensione ma sarà una lunga permanenza a New York nel 1955 e lezioni di cinema alla Columbia University che mi spingeranno verso una professione tipicamente maschile, quella di produttore, diventando la prima donna che in Italia invento’ il cinema indipendente con il primo film che produssi, a venticinque anni, sulla shoa. Era il 1960. Il corto ebbe la nomination per l’Oscar e una intensa circolazione. Divenni socia e amministratrice della Reiacfilm che privilegiavano la ricerca nei paesi che volevano liberarsi dal colonialismo. I primi Nastri d’Argento per l’insieme della attivita’ documentaristica mi furono attribuiti nel 1967 e 1968. Dopo numerosi altri premi e riconoscimenti il sindacato dei giornalisti italiani mi dette nel 2010 il Nastro d’Argento alla carriera.
E’ in Archivio Storico che troverete il dettaglio del mio percorso produttivo e creativo. “Eppure qualcosa ho visto sotto il sole” e’ la mia aubiografia, scritta a quattro mani con Luigi Monardo Faccini, pubblicata nel 2023 da All Around…

Luigi Faccini

Nasco a Lerici nel 1939 in quella Liguria rocciosa di levante che confina con la Lunigiana ma e’ Roma che mi accoglie, ancora scolaretto, nel 1947, diventando la mia citta’ madre. Mi ci laureo in Economia e Commercio mentre lavoro per la Olivetti che sta partecipando alla industrializzazione di una Italia ancora agricola. Esperienza lunga, profondamente formativa, interrotta dall’interesse crescente per la critica cinematografica e il cinema di autori che non lesinavano attenzione e spinte ad osare, come Pierpaolo Pasolini e lo scrittore Paolo Volponi. Fondo, con un piccolo gruppo di scatenati di cui fanno parte Apra’, Ponzi, Albano, Anchisi, Roncoroni, la rivista Cinema&Film, che introduce semiologia e strutturalismo nello studio del linguaggio cinematografico. Rivoluzioniamo il mondo rinsecchito della critica tradizionale. Era il 1965. Ma e’ altro che mi attrae: la strada e cio’ che vi accade. Lascio la critica e trovo ospitalita’ negli spazi sperimentali della Rai. Era il ’68 e in quel ribollire qualcuno aveva saputo guardare. La mia prima fiction era intitolata “Il libro bianco”: storia di scrittori sovietici condannati ai lavori forzati per aver pubblicato all’estero opere lesive del regime. Avevo imboccato la strada che non avrei piu’ abbandonato. Anche se lavorare su committenza limitava la mia creativita’. Fondai una cooperativa, la Filmcoop, il cui scopo era quello di garantire la liberta’ creativa dei giovani autori che ne facevano parte. Mentre realizzavo una inchiesta sulla riforma sanitaria italiana feci una sosta prolungata al manicomio di Arezzo, dove conobbi Agostino Pirella, uno dei piu’ rigorosi collaboratori e seguaci di Basaglia.
La mia presenza divenne abitudine nei padiglioni destinati ad essere chiusi dopo l’uscita dei degenti ricollocati nelle realta’ che li avevano espulsi. Tentativo arduo con diversi esiti felici e qualche fallimento sia in citta’ che del contado. Agostino Pirella mi offri’ una borsa di studio per cinque anni di famigliarizzazione, a telecamera e microfono aperti. Avevo fatto parlare lungodegenti che nessuno dello staff medico aveva saputo indurre alla fiducia.
Piacere e terrore si mescolarono nella mia testa. Dovevo girare il mio primo film a 35mm di cui aspettavo l’approvazione. Che arrivo’. Delusi Agostino Pirella ma non persi la sua amicizia. Il film era “Garofano rosso”, tratto liberamente dal romanzo di Elio Vittorini Il Garofano rosso…